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L'autodifesa, molto di moda ai giorni nostri, soffre di un eccesso di approcci con i quali si tenta di insegnarla, tutti caratterizzati dalla promessa di soluzioni di efficacia straordinaria.
Frequentando lezioni di MGA, Krav Maga e simili, ho potuto rendermi conto della reale efficacia di queste soluzioni.
Da insegnante, mi sono sorte spontanea molte domande:
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E' possibile che una persona, che mai nulla ha fatto in termini di arti marziali, o arti da combattimento, sia in grado di apprendere e, soprattutto, di applicare tecniche che richiedono una conoscenza profonda dei movimenti che le compongono? |
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E' realistico pensare che una persona riesca ad applicare queste tecniche in un contesto psicologico caratterizzato da emozioni come sorpresa, paura, tensione e rabbia? |
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E' realmente possibile che una persona possa applicare una leva difensiva, e magari un bloccaggio, su di un energumeno che ha deciso di aggredirlo, senza la conoscenza e la capacità di eseguire tecniche risolutive a corta distanza? |
Sto parlando di un “semplice” pugno, in grado di creare quell'attimo di disorientamento all'aggressore che dia il tempo di scappare da quell'incomoda situazione.
E' bene capire, e accettare, che “difendersi” è diverso da “combattere”.
L'autodifesa è la capacità di creare la possibilità di ridurre al minimo i danni dati da un'agressione.
Combattere è un'altra dimensione, la quale richiede tempo e dedizione.
Lo studio del Karate offre la possibilità, con il tempo e la pratica, di interiorizzare tutti i condizionamenti motori che servono allo scopo difensivo, dando al praticante quella sicurezza necessaria nel di autodifesa.
Per informazioni:
Tel 3477311385
E-mail nepaccagnella@gmail.com
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